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Papa Leone XIV:
« Lavorando noi diventiamo più persona, la nostra umanità fiorisce, i giovani diventano adulti soltanto lavorando. La Dottrina sociale della Chiesa ha sempre visto il lavoro umano come partecipazione alla creazione che continua ogni giorno, anche grazie alle mani, alla mente e al cuore dei lavoratori» (Dilexi te, 115)
«Essere una Chiesa vicina al mondo del lavoro, compassionevole e incarnata, perché l’annuncio del Vangelo diventi presenza concreta di consolazione e di speranza, ma anche parola profetica che richiami l’importanza di garantire il lavoro a tutti» (11 ott. 2025 discorso in Piazza San Pietro davanti alle Diocesi della Toscana)
In evidenza
1 Settembre 2026
11ª Giornata per la Custodia del Creato – 1° settembre 2026
La Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato ricorre il 1° settembre e segna l’inizio del Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di San Francesco d’Assisi.
Pubblicato il testo del messaggio del Santo Padre, Papa Leone XIV, in occasione della 21^ Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato 2026, a cui il Pontefice ha dato il tema “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4), per sottolineare il legame tra i conflitti armati e il deterioramento dell’ambiente. Una grave violazione del nostro dovere di prenderci cura del creato ed una minaccia a lungo termine per la vita di centinaia di milioni di persone, perché, spiega Leone XIV, “l’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”.
Pur rimarcando una responsabilità politica di fronte ai conflitti armati e alle crisi ambientali, Papa Leone XIV afferma che “le ferite della guerra e il degrado della terra sono profondamente legati alla condizione del cuore umano”, e sono pertanto “conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana”. In questa prospettiva il Santo Padre invoca “una conversione più profonda, sia personale che collettiva”, il rinnovamento dei cuori che apre nuove possibilità, e sottolinea che “la chiamata profetica a ‘forgiare le spade in vomeri’ (cfr Is 2,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona”. Per tutti “è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda”. (dal testo nel sito web del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale)
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA LEONE XIV
PER LA Xl GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO 2026
"Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance infalci" (/s 2,4)
Cari fratelli e sorelle,
nostro Signore Gesù Cristo è venuto nel mondo perché abbiamo la vita e l'abbiamo in abbondanza (cfr Gv 10,10). Tale dono è al centro stesso della nostra missione di discepoli E della nostra vocazione comune a costruire una civiltà dell'amore. Mentre celebriamo questa Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad avere a cuore la terra che la sostiene, rendendo così concretamente lode al nostro Creatore.
Siamo testimoni, oggi, di varie crisi e di tanta sofferenza umana. Al tempo stesso, sembra che si stia accelerando la distruzione dell'equilibrio armonioso della creazione. Questi fenomeni non sono slegati; costituiscono un'unica invocazione di guarigione e di pace che sale da un mondo ferito.
Il Dio della vita, che si è rivelato in Gesù Cristo, offre una pace che il mondo non può dare:
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). Essa non è né superficiale né fugace; scaturisce dall'amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana.
Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (1s 2,4), trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l'esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra.
La guerra produce ferite che vanno ben oltre il campo di battaglia. Miete vittime, lacera famiglie e costringe milioni di persone a lasciare le proprie case, alimentando paura, ingiustizia e divisione (cfr Conc. Ecum. Vat. Il, Cost. past. Gaudium et spes, 77-82); lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L'interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l'aria e l'acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all'insorgere di ulteriori conflitti.
Per di più, la guerra infligge ferite che danneggiano l'intero tessuto vitale, colpendo non solo le singole persone e le comunità, ma anche la loro più ampia rete di relazioni con l'intera famiglia umana, e la loro armonia con il creato. Essa rivela un fallimento profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale.
Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.
Le crisi menzionate richiedono, oltre che responsabilità, anche una conversione del cuore, che fruttifichi in una più profonda fedeltà a Dio, in amore reciproco e in rispetto per il dono del creato. Di fatto, le disarmonie che vediamo nel mondo, come la violenza, l'ingiustizia e il degrado ecologico, non sono semplicemente il risultato di sistemi o strutture imperfetti; essi «si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell'uom
dbiti., 10). In realtà, è il cuore umano il luogo in cui si svolgono le lotte più profonde e in cui si rivela la nostra condizione decaduta. Esso, oltre che la sede delle emozioni, è il centro della persona, in cui convergono ragione, desiderio, volontà e coscienza. È lì che combattiamo con le voglie contraddittorie che ci abitano, amore e indifferenza, verità e illusione, giustizia e ingiustizia (cfr Gc 1,14-15). Le ferite della guerra e il degrado della terra, perciò, sono profondamente legati alla condizione del cuore umano. I conflitti che tormentano l'umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.
Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi» (Omelia per l'Inizio del Ministero Petrina 24 aprile 2005). Il che ci invita a riconoscere che, in qualche maniera, ciò che è spezzato attorno a noi lo è anche dentro di noi. Per questo motivo, per costruire una società pacifica, non dobbiamo solo riformare le strutture, ma anche rinnovare i nostri cuori. Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l'incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana.
La chiamata profetica a "forgiare le spade in vomeri" (cfr ls 2,4) non è quindi solo un sogno per le nazioni, ma un appello rivolto a ogni persona. Ci invita a trasformare ciò che È male in vita. Tuttavia questa trasformazione non può essere realizzata soltanto attraverso un cambiamento esteriore. Essa richiede, in cooperazione con la grazia di Dio, una conversione più profonda, sia personale che collettiva: un ritorno al Signore, che riporterà ordine nei nostri desideri, guarirà le nostre ferite e ci aiuterà a crescere nella virtù.
Senza questa trasformazione interiore, la pace rimane fragile e di breve durata. Ma dove i cuori si rinnovano, si cominciano ad aprire nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un'autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell'incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda (cfr Francesco, Lett. enc. Laudato si', 217). La pace. quindi, comincia nel cuore e si riflette all'esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e pi( ampiamente nel mondo.
Sebbene le sfide che ci attendono siano enormi, il Signore non ci lascia privi dei mezzi di guarigione e di trasformazione. Al posto delle armi da guerra, il Dio della pace ci dona la forza di guarire, riconciliare e costruire una civiltà dell'amore. In questo modo siamo chiamati a tutelare i molti "ecosistemi" che ci sono stati affidati: del creato, delle relazioni umane e del cuore stesso dell'uomo.
Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell'avvento del Regno di Dio.
I veri strumenti per costruire la pace non sono le armi di distruzione, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l'amore. Questi scaturiscono da cuori plasmati dal Vangelo e sostenuti dalla grazia di Dio. Solo queste qualità hanno il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del nostro mondo.
Cari fratelli e sorelle, il cammino che abbiamo davanti è chiaro, seppure non facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, perché possiamo cercare la pace e prenderci cura del creato. La Scrittura ci raccomanda di custodire i nostri cuori, poiché è da essi che sgorga tutto ciò che facciamo (cfr Pr 4,23).
Se ci assumiamo questo compito con umiltà e fede, diventeremo collaboratori nell'opera d rinnovamento di Dio. Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace.
Il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro tempo le "spade" siano realmente "forgiate in vomeri", la promessa del Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato.
Dal Vaticano, 15 agosto 2026, Assunzione della B.V. Maria.
LEONE PP. XIV
1͏ ͏a͏g͏o͏s͏t͏o͏ 2026
“A Ceuta un’Europa sempre più disumana conclama il declino della sua civiltà”
l’intervento di Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Commissione CEI sulle Migrazioni

Quel che è accaduto nell’enclave spagnola in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte e un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile. È la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza. Lasciare la propria terra, il proprio paese, non è cosa che nessuna donna e nessun uomo fa a cuor leggero. Partire significa andare verso l’ignoto, lasciare le sicurezze, abbandonare usi, costumi e tradizioni che hanno segnato la propria vita, rischiare l’incolumità di sé stessi e dei propri cari. Quante persone sono morte nel tentativo di attraversare il mare? Le stiamo contando con freddezza, senza renderci conto che sono vite umane, volti, sogni e desideri annegati per la speranza di una nuova patria. Al di là delle necessarie valutazioni politiche e dei provvedimenti legislativi, eventi come quelli di Ceuta rimangono la cartina di tornasole dello squilibrio enorme del mondo, della distribuzione iniqua delle ricchezze, del restringimento delle democrazie in tutto il pianeta (e dei relativi diritti sociali, civili, economici), della crisi climatica. Tutto condensato in quella disperata speranza di Europa dei migranti. Si ripetono così senza fine fatti tragici, nei quali le speranze, i sorrisi, i corpi di tanti, in un attimo, vengono distrutti per decisioni di altri uomini, che si arrogano il diritto di togliere la vita altrui, cancellando come inutili i tanti amori che li hanno messi al mondo. Il rischio è proprio l’anestesia della coscienza, che rende banale il male. Creare torpore, creare coscienze assopite è il progetto occulto dell’Occidente. Prova ne è il modo in cui Ceuta viene raccontata dai governi e dai media del Vecchio Continente (con la solita indefinibile propaggine americana). Una modalità, ai miei e ai nostri occhi, assolutamente terribile. Nessun rispetto, nessuna partecipazione, nessun dolore, nessun senso di umanità, nessuna spiegazione delle ragioni profonde. Solo l’allarme, del tutto infondato dal punto di vista giuridico, di una invasione di fatto impossibile (c’è il mare, c’è Gibilterra tra Ceuta e l’Europa); solo la squalifica, assurda e in verità controintuitiva, di ogni politica di accoglienza e di inclusione. Sta qui il peccato originale dell’Europa odierna di fronte ai migranti: non voler ammettere che si tratta di un fenomeno mondiale, irreversibile, da affrontare e gestire con la politica e non con gli eserciti; che siamo di fronte a un esodo a cui non si può rispondere con accordi ignobili con i paesi terzi, come la Libia di Almasri. Prima di cadere nel sonno che – come la Storia ci ha insegnato – non fa percepire la violenza, il suo scandalo, fino a farla accettare come normale o addirittura necessaria. A Ceuta l’Europa dimostra in maniera lampante la crisi profonda della sua civiltà e dei suoi valori. Rinnega sé stessa in quanto patria del diritto e del riconoscimento di ogni donna e di ogni uomo in quanto appartenenti a una comune umanità, a una fraternità universale che ci supera. Non si rende conto che le soluzioni tipo ‘pannolini caldi’ tolgono il fastidio di un giorno ma preparano la tragedia di domani. E soprattutto, rifiutandosi di pensare e di agire secondo i propri principi e le proprie capacità, l’Europa rischia di condannarsi a morte. La storia ci insegna che i cosiddetti barbari, entrati nel territorio romano, hanno fondato, insieme ai cittadini dell’Impero, una nuova civiltà. Non precipitiamo nella notte della ragione, del cuore e della coscienza.
LETTERA ENCICLICA
MAGNIFICA HUMANITAS
DEL SANTO PADRE LEONE XIV
SULLA CUSTODIA DELLA PERSONA UMANA
NEL TEMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
il Pontefice Papa Leone XIV nella sua prima enciclica “Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, pubblicata nel 135° anniversario della “Rerum Novarum”, avvia la sua riflessione avvertendo che “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”.
Il testo dell’enciclica, strutturato in cinque capitoli, più un’introduzione e una conclusione, “parte da un assunto: la tecnologia non è una “forza antagonista rispetto alla persona”, né “di per sé un male”, pur tuttavia esse viene utilizzata spesso per sfruttare e sottomettere la dignità della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, calpestandone i diritti, imponendo il diritto della forza anziché far valere la forza del diritto. Papa Leone tra i diritti calpestati o comunque spesso negati mette in evidenza quelli dei popoli e cioè: i diritti di “esistere, custodire la propria identità, promuovere il bene comune contribuendo così con la propria originalità alla realizzazione della famiglia delle nazioni”.
Papa Leone ha ben presente ed avverte che lo sviluppo e l’uso della tecnologia, ed ancor più dell’intelligenza artificiale, “non sono neutrali, perché assumono il volto di chi li pensa, li finanzia, li regola”, asservendoli ad interessi di supremazia socioeconomica ed anche culturale di parti, sempre più ristrette, creando strutture di ingiustizia, povertà, esclusione, schiavitù.
Da qui, il richiamo del Pontefice a che il possesso e la gestione della tecnologia dell’intelligenza artificiale non siano concentrati in poche mani, ma siano disarmati da logiche di profitto, dominio e privilegio che provocano la “regressione del cuore”, ma siano destinati ed usati per “costruire il bene” e a “rimanere umani”, seguendo la logica della corresponsabilità coraggiosa, della sussidiarietà, della comunione, affinché “il mondo possa riconoscere…nel cuore dell’essere umano il luogo dove Dio desidera abitare”.
Al termine della riflessione, Papa Leone XIV propone un “programma sobrio ma impegnativo di vita cristiana con cui affrontare questo cambiamento epocale alla luce del Vangelo”. Questa strada emerge contemplando il piano di Dio, vivendo l'unità ecclesiale partecipando all'Eucaristia, costruendo un mondo centrato sul bene comune e pregando in unione con la Beata Vergine Maria”.
Papa Leone chiede, quindi, di “mettere al centro di tutto il mistero dell'Incarnazione, il Verbo che divenne carne e dimorò tra noi. La carne del Figlio, povera e vulnerabile, evoca la carne di tanti fratelli e sorelle privati della loro dignità e ridotti al silenzio” e fa notare che se “da un lato, ideologie vecchie e nuove spingono l'umanità a superare i limiti attraverso la tecnologia e a elevarsi sopra gli altri affermando la dominanza, al contrario, il mistero del Figlio di Dio che entra nella nostra condizione umana promette qualcosa di completamente diverso. Il Dio vivente discende nella nostra storia per liberarci da ogni forma di schiavitù. [209] Egli prende su di sé la nostra debolezza e la trasforma in un contesto per la salvezza. Il Pontefice aggiunge ancora che: Il nostro dominio deve essere l'accettazione dei limiti umani come realtà naturale e positiva, e deve essere caratterizzato da responsabilità condivisa e da un linguaggio caratterizzato dal Vangelo”
Il Papa ci invita ancora ad amare “giustizia e pace!”, auspicando che ogni decisione tecnica o economica includa il “discernimento spirituale ed essere un'opportunità per valutare se i progressi nell'IA promuovano giustizia e partecipazione o concentrano ricchezza e potere nelle mani di pochi eletti” … “a garantire che una giustizia superiore prenda il posto della disuguaglianza e che l'industria della guerra venga sostituita dall'arte della pace”.
Ed infine ci invita a seguire l’esempio Beata Vergine Maria, che “non solo ci insegna a riconoscere l'opera invisibile di Dio, ma dirige anche il nostro sguardo verso "i punti in cui l'umanità si spezza e il mondo si distorce: il contrasto tra gli umili e i potenti, i poveri e i ricchi, i sazi e gli affamati”. …
Papa Leone XIV conclude la sua riflessione così esortandoci: “Con la stessa fede di Maria, diventiamo "tessitori di speranza" nel nostro mondo, condividendo chi siamo e ciò che abbiamo, affinché la presenza di Gesù possa crescere tra noi e il suo Regno prenda forma. Nella umile fedeltà della vita quotidiana, anche l'era dell'IA può diventare un tempo in cui lo Spirito Santo porta alla civiltà dell'amore nelle nostre vite”.

“La pace sia con te!”.
Questo antichissimo saluto, ancora oggi quotidiano in molte culture, la sera di Pasqua si è riempito di nuovo vigore sulle labbra di Gesù risorto. «Pace a voi» ( Gv 20,19.21) è la sua Parola che non soltanto augura, ma realizza un definitivo cambiamento in chi la accoglie e così in tutta la realtà. Per questo i successori degli Apostoli danno voce ogni giorno e in tutto il mondo alla più silenziosa rivoluzione: “La pace sia con voi!”. Fin dalla sera della mia elezione a Vescovo di Roma, ho voluto inserire il mio saluto in questo corale annuncio. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.
La pace di Cristo risorto
Ad aver vinto la morte e abbattuto i muri di separazione fra gli esseri umani (cfr Ef 2,14) è il Buon Pastore, che dà la vita per il gregge e che ha molte pecore al di là del recinto dell’ovile (cfr Gv 10,11.16): Cristo, nostra pace. La sua presenza, il suo dono, la sua vittoria riverberano nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi. Continua ...
8 aprile 2024
Pubblicata oggi dal Dicastero della Dottrina della Fede la dichiarazione
DIGNITA’ INFINITA circa la Dignità umana
La Dichiarazione del Dicastero parla di «dignità infinita», intendendo con questo aggettivo che la dignità è esente da limiti quantitativi nel tempo e nello spazio: è in ogni uomo, in tutti gli uomini; da sempre e per sempre; ovunque. La dignità riguarda l’uomo in quanto uomo, al di là di ogni apparenza esteriore sul piano fisico, psichico e/o sociale o oltre ogni caratteristica concreta. L’uomo è degno a prescindere dalla fase di sviluppo che ha raggiunto (può essere un embrione o un soggetto morente); a prescindere dalle capacità che manifesta (può essere non ancora in grado o non più in grado di ragionare, volere, decidere); a prescindere dalle condizioni fisiche e/o psichiche (può essere sano o malato, abile o disabile); a prescindere dalle condizioni sociali (può essere ricco o povero); a prescindere dall’appartenenza etnica (può avere un diverso colore della pelle o appartenere a differenti culture). La dignità è umana in quanto “prescinde da” circostanze, situazioni e caratteristiche specifiche che ci rendono tutti “diversi” l’uno dall’altro. La dignità riguarda il nostro “essere” che ci costituisce come “uguali”.
Molti i temi di bioetica menzionati: aborto, maternità surrogata, eutanasia e suicidio assistito, richiamando alla «cultura della vita» dall’inizio alla fine contro la «cultura dello scarto». Anche i temi delle nuove tecnologie digitali sono menzionati, con le sfide e i pericoli che portano con sé. La Dichiarazione dunque ci stimola ad aprire gli occhi, a non «attenuare la coscienza», ma a identificare le violazioni, a porre attenzione anche a quelle meno evidenti, più silenziose, nascoste dietro linguaggi ambigui o a ideologie subdole, per comprendere che ogni violazione della dignità è una sconfitta per l’uomo e per l’umanità. (da “ Avvenire.it “)
Dichiarazione Dignità infinita circa la dignità umana - scarica il testo in formato pdf >>
Camminiamo Insieme

Facciamoci sempre più compaginare dallo Spirito Santo, per essere sempre più Chiesa sinodale e accolita
Una firma contro il cibo sintetico: scatta la mobilitazione Coldiretti
L'Arcidiocesi di Palermo aderisce e fa propria l'iniziativa della Coldiretti per una grande mobilitazione contro il cibo sintetico, promuovendo la raccolta di firme sul territorio dell'Arcidiocesi con l’obiettivo di promuovere una legge che vieti la produzione, l’uso e la commercializzazione del cibo sintetico in Italia, dalla carne prodotta in laboratorio al latte “senza mucche” fino al pesce senza mari, laghi e fiumi. Per info link al sito della Coldiretti >>
7° Seminario Nazionale di pastorale sociale (Palermo, 8-11 febbraio 2023)

" LA PARTE MIGLIORE" (Lc. 10, 42)
La formazione spirituale nella pastorale sociale
Il contributo della PSL ai Cantieri di Betania
"l’icona evangelica di Marta e Maria spiega che l’interesse dalla Chiesa per il sociale e il politico parte dall’ascolto della Parola” (Mons. G. Marciante, vescovo di Cefalù e delegato CESi per i Problemi sociali e il Lavoro). Sintesi e atti dei lavori del seminario >>
Ambiti propri della Pastorale sociale e del lavoro, in sintonia con gli orientamenti pastorali della Diocesi, sono: i problemi sociali (economia e politica), lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato.
Attività ed iniziative:
- offre un contributo per il sostegno e il coordinamento delle iniziative pastorali delle Comunità parrocchiali nel territorio
- promuove lo studio dei documenti del Magistero e ne favorisce l’accoglienza;
- cura la verifica della situazione pastorale e l’approfondimento dei temi di maggior rilievo e urgenza;
- valorizza i soggetti operanti nel proprio settore ai vari livelli, favorendo intese e sinergie, e ne promuove la formazione;
- cura la preparazione e lo svolgimento di convegni, seminari e altri incontri
Focus, la Dottrina Sociale della Chiesa

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Il testo completo della Enciclica di Papa Francesco "Laudato sì" >>
- “Mai come in questo tempo deve essere forte l’impegno nel realizzare una casa comune dove ogni essere umano possa godere, in armonia e in fratellanza, dei beni destinati a tutti” ( Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo dell'8.10.22) >>
La Santa Sede
Leone XIV Esortazioni Apostoliche

ESORTAZIONE APOSTOLICA
DILEXI TE
DEL SANTO PADRE LEONE XIV
SULL’AMORE VERSO I POVERI
1. «Ti ho amato» (Ap 3,9), dice il Signore a una comunità cristiana che, a differenza di altre, non aveva alcuna rilevanza o risorsa ed era esposta alla violenza e al disprezzo: «Per quanto tu abbia poca forza […] li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi» (Ap 3,8-9). Questo testo richiama le parole del cantico di Maria: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,52-53).
.... Continua >>>
Focus, impegno sociale e lavoro

"La vera ricchezza sono le persone, dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura"
Il testo messaggio dei Vescovi Italiani per il 1° maggio 2022 >>
"Giovani e lavoro per nutrire la speranza"
Il testo messaggio dei Vescovi Italiani per il 1° maggio 2023 >>
Il lavoro per la partecipazione e la democrazia
Il testo messaggio dei Vescovi Italiani per il 1° maggio 2024 >>
Il lavoro, un'alleanza generatricr di speranza
Il testo del messaggio dei Vescovi Italiani per il 1° maggio 2025 >>

Il Progetto Policoro, progetto pastorale della Chiesa Italiana, affidato agli Uffici: Pastorale dei Problemi Sociali e del Lavoro, Pastorale Giovanile e Caritas Diocesana, finalizzato a vivificare il mondo del lavoro alla luce del Vangelo, promuovere la cultura di impresa e prendersi cura dei giovani che vogliono creare lavoro. sito web >> - pagina FB >>

Mettere a frutto le potenzialità della Sicilia!
Mons. Corrado Lorefice con il movimento le "valigie di cartone" fondato da Padre Garau per un patto di generazionalità a favore dei giovani siciliani >>

La Settimana sociale di Taranto non è stata un evento, ma un percorso. Un «punto di svolta» in tema di lavoro e di ambiente su cui costruire il futuro e la cura della casa comune
Link agli atti pubblicati >>

L'Ufficio della P.S.L. insieme ad altri 5 uffici pastorali dell'Arcidiocesi per un turismo religioso che sia incontro e condivisione di cammino di fede e risorsa per creare occasioni di lavoro.
turismo.chiesadipalermo.it >>

Le buone notizie dalla cronaca dell'impegno sociale del terzo settore dal "Ilmediterraneo24.it", gesto concreto del Progetto Policoro - Arcidiocesi di Palermo, nato dalla prima edizione del contest “New Technology for Welfare Lab”.
Link al sito >>
7 MAGGIO 2024
Tragedia sul lavoro a Casteldaccia,
“Queste morti sono una sconfitta sociale, una ferita che riguarda tutti, non
possiamo rassegnarci agli incidenti sul lavoro, non possiamo essere
indifferenti”
intervento dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice >>
Focus, Salvaguardia e Cura del Creato

Ascoltare il Creato facendo come Mosè davanti al roveto, per passare da un atteggiamento di saccheggio verso la casa comune a quello della meraviglia e della custodia.
pagina dedicata >>

Di fronte alla grave crisi energetica, diventa ancora più urgente, porre l’ecologia integrale al centro delle strategie pastorali della Chiesa nel promuovere la diffusione di buone pratiche e la nascita di Comunità energetiche.
Pagina dedicata >>

Petizione all'Amministrazione Comunale della Comunità dei cristiani della città di Palermo, per sollecitare interventi attuativi di misure concrete e immediate in risposta ai bisogni e alle attese della cittadinanza.
Pagina dedicata >>
Focus, Pace, Giustizia e Legalità


"Verrà il giudizio di Dio" >>
(San Giovanni Paolo II)

“Non cercate voti, cercate persone.
Dite di no alla mafia" >>
(Mons. Corrado Lorefice
Arcivescovo di Palermo)
Prese di pozione e manifestazioni in Diocesi di contrasto alla mafia >>

Siglato protocollo d'intesa tra commissione regionale Antimafia e Cesi

Il testo del messaggio per la giornata della pace 2024 di Papa Francesco
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PACE
6 MARZO 2024
Conferenza Episcopale Siciliana - Comunicato Stampa del 5 marzo 2024 sul Disegno di legge sulla Autonomia Differenziata in discussione al Parlamento
I Vescovi delle diocesi di Sicilia continuano a seguire con attenzione l’iter della proposta di legge sull’Autonomia differenziata attualmente in discussione alla Camera dopo l’approvazione in
Senato il 23 gennaio scorso. Già in data 23 maggio 2023 la CESi, attraverso il Vescovo delegato per la Pastorale Sociale aveva presentato le osservazioni all’originario DDL, dopo aver consultato la
Commissione regionale per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, l’Osservatorio Giuridico-Legislativo e la Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali
(CRAL); osservazioni regolarmente registrate presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato (seduta n. 67).
Diverse sono state le criticità rilevate nella comunicazione al Senato che in parte sono state recepite. Tuttavia ne permangono ancora altre, specialmente in riferimento alla particolare autonomia di cui gode la Sicilia, essendo una regione a Statuto speciale ma che non ha visto ancora non del tutto attuato quanto contemplato in esso. (continua ... >>)










